QUESTIONE DI STILE

QUESTIONE DI STILE

È tutta questione di stile e ognuno di noi ne ha uno.

Quando scegliamo i nostri vestiti, quando decidiamo che tipo di vacanza fare, quando compriamo un libro.

Le nostre scelte linguistiche non sono da meno: usare una parola piuttosto che un suo sinonimo è stile; raccontare un avvenimento passato, usando il presente storico è stile; preferire anglicismi a parole italiane è, ebbene sì, stile.

E allora, perché non fare della scelta stilistica un esercizio didattico?!

Raymond Queneau nel suo libro “Esercizi di Stile” ha giocato con la lingua, creando non una, ma ben 99 versioni dello stesso breve racconto. In questo volume emerge la capacità dell’autore di plasmare il testo, con un’eccezionale e senza dubbio ammirevole padronanza linguistica.

È sempre un piacere e una grande soddisfazione proporre “Esercizi di Stile” come attività durante le mie lezioni di lingua italiana a studenti stranieri. La fantasia prende il sopravvento e, dopo un primo momento di incertezza, ecco che ognuno trova la sua strada, si diverte in questa scoperta della lingua, mette alla prova le proprie abilità di scrittore ed ogni volta è una piacevole sorpresa!

La scorsa settimana sono arrivata alla lezione individuale con Camila, la mia studentessa argentina, sicura che sarebbe stato un successo e non sono affatto rimasta delusa.

Prima di tutto ho mostrato la versione “base” del testo di Queneau:

“Sulla S, in un’ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore più tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. È con un amico che gli dice: «Dovresti far mettere un bottone in più al soprabito». Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché.”

 [Esercizi di Stile – traduzione di Umberto Eco]

 

Dopo aver letto alcune delle 99 trasformazioni fatte dall’autore, abbiamo iniziato il nostro lavoro di scrittura creativa.

Nelle prime due versioni di riscaldamento abbiamo trasformato il testo al passato prossimo e al futuro, poi, ci siamo divertite un po’ personalizzando l’esercizio.

Ed ecco il risultato del nostro lavoro:

GASTRONOMIA

“Sul tavolo, all’ora di colazione. C’è un biscotto di vaniglia, gocciole di cioccolato fondente, cuore di crema alla nocciola. La gente mangia. Il biscotto in questione si arrabbia con la vita. Le rimprovera di rischiare la sua vita ogni volta che qualcuno mangia. Tono pauroso e triste. Non appena vede il pacco dei biscotti vi si butta. Il giorno dopo lo incontrano da solo dentro il pacco dei biscotti e una persona lo mangia.”

 

SPAGNOLEGGIANTE

“Sulla S, in un’oras de trafficos. Un tipo de chircas 26 agnos, capelo floshio, con una cordichela al postos del nastro, colo tropos lungos, como si cualcunos lo avesse tirato. La gente shende. El tizios en cuestion se arrabia con un vichinos. “Bastas de spingermis! Ogni volta que pasas cualcunos!” Tono lamentosos y cativos. No apenas vede un postos liberos, ve se siedes. Due ores dopos lo incontros a la Plasa de Roma. È con un amicos que gli diche: “Mete un botones en più a la giacas”.

 

DIALETTO GIOVANILE DEL CENTRO ITALIA

“Ci sto sulla S, in un’ora de traffico. Un tipo de circa 26 anni c’ha un cappello floscio co una cordicella al posto del nastro, c’ha un collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende, il tizio in questione se arrabbia co un vicino. Gli rimprovera de spingerlo ogni volta che passa qualcuno e gli dice “levate!” in tono lamentoso, con pretese de cattiveria. Non appena vede un posto libero ce se butta. Due ore più tardi lo incontro alla piazza de Roma. Sta con un amico e gli dice: “Metti un bottone in più a sta giacca!” e lui risponde: “Avoja!”.

 

E voi? Che stile avete?


 

 

 

 

 

 

 

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